Tradizione e pratica della "Kulturwissenschaft" in Germania

Katia Marano
Università di Osnabrück
(kmarano@uni-osnabrueck.de)
L'interesse per la Kulturwissenschaft (da ora anche abbreviato "KW") negli ultimi anni si è moltiplicato, tanto da far pensare ad una vera e propria "moda" della KW, come si può constatare dalle numerose pubblicazioni a carattere scientifico e no sul tema.
Nell'ambito universitario il concetto "Kulturwissenschaft" si incontra con enorme frequenza: sono innumerevoli gli istituti, le facoltà e i dipartimenti che vi fanno riferimento nell'annuncio di seminari, lezioni e programmi di ricerca. La prima cosa che salta all'occhio è l'assenza di un'idea unitaria su quelli che siano i compiti e gli scopi di una "Kulturwissenschaft", si ha piuttosto a che fare con una massa non sintetizzabile di concetti .
L'intenzione di questo contributo è quella di dare un'idea su quali basi e in quale contesto il dibattito attuale sulla Kulturwissenschaft si stia muovendo oggi in Germania .

In primo luogo il dibattito sulla KW nasce dalla ricerca di una via di uscita dalla crisi di legittimazione in cui si sono venute a trovare le materie dell'area umanistica.
L'attuale crisi che investe oggi le Geisteswissenschaften (da ora anche abbreviato GW) non è la prima, ma si tratta di un fenomeno ricorrente, tanto da far parlare di di crisi ciclica: "(...) la situazione storica e sistematico scientifica delle GWn è oggi (1990) determinata da una crisi di legittimazione ricorrente in modo ciclico nel corso della storia della formazione e delle scienze, crisi che accompagnano il processo di modernizzazione. Crisi e processo sono intrecciati tra di loro sia dal punto di vista strutturale, sia nell'andamento stesso della riflessione (...)."
A determinare l'attuale crisi sono sia fattori di natura esterna alle GWn, sia interna ad esse. Le misure di risparmio che hanno investito l'istituzione universitaria a partire dai primi anni Novanta hanno spinto molte facoltà quasi al limite della sopravvivenza. La volontà politica di rafforzare le Fachhochschule rispetto alle Università, cercando così di incoraggiare un'istruzione ad indirizzo più pratico formando i giovani in modo specifico per una determinata professione anche nel campo della cultura, non ha certo migliorato la situazione.
Internamente la crisi è invece determinata dall'indubbia spinta innovativa presente nelle GWn oggi, attivata da parte di quelle forze culturali che hanno voluto mettere in moto un processo di rinnovamento. Esse ritengono infatti che le GW, così come sono ancora oggi strutturate, non siano più in grado nè di fornire proposte soddisfacenti ed adeguate all'attuale società, e tanto meno di formare gli studenti al nuovo mercato del lavoro.
Una riforma delle Geisteswissenschaften in direzione di una Kulturwissenschaft sembra oggi essere la formula magica per risolvere tutti i problemi. Nel corso di questo contributo cercherò di mostrare le differenziazioni che all'interno di questo assunto sono presenti.
La discussione mi sembra che abbia avuto un suo impulso decisivo dalla pubblicazione del Memorandum di Costanza del 1991. Il tema centrale del gruppo di lavoro di Costanza, i cui membri sono identici con gli autori del Memorandum, era "La legittimazione ed il ruolo futuro della Geisteswissenschaft". La proposta fatta alla fine dei tre anni di lavoro, e resa nota appunto nel Memorandum, è quella di riformare le discipline della GW in senso di una KW. La KW porterebbe in sè la possibilità di un nuovo, o di un rinnovato, illuminismo; il gruppo di Costanza vede in una nuova integrazione, o quanto meno in una più intensa comprensione transdisciplinare, una nuova chance per la razionalità. Questo Memorandum è certamente la presa di posizione più teorica all'interno del dibattito.
Delle proposte più concrete vengono invece offerte dagli autori dei quindici saggi raccolti in un volume curato da Böhme e Scherpe. I saggi propongono una serie di posizioni, teorie e modelli per una scienza della letteratura in senso culturale , dunque degli exempla di lavoro.
I curatori del volume indicano nella KW l'occasione per contribuire alla generale internazionalizzazione delle discipline umanistiche, partendo da una riflessione sulle proprie tradizioni. Riflessione che permetta l'introduzione nel processo scientifico internazionale in atto di quella che loro chiamano la "'variante' moderna della KW sulla linea Warburg-Cassirer" .
Questa posizione è indicativa per quello che mi sembra essere il secondo aspetto caratterizzante del dibattito sulla KW: la volontà ed il tentativo di riallacciarsi ad un preciso momento della storia della ricerca scientifica, cioè al momento immediatamente prima dell'avvento del Nazismo.
Un accenno alle tradizioni intellettuali ed al retaggio storico della crisi delle GW fornisce gli elementi basilari per comprendere lo specifico della Kulturwissenschaft, e quindi la peculiarità del dibattito attuale sulle pratiche di insegnamento in Germania.

Dalla fine dell'Ottocento all'inizio del Novecento la Kulturwissenschaft aveva avuto in Germania una prima ideazione nel campo della filosofia e della storia dell'arte. Nacque così la Kulturphilosophie i cui esponenti più noti sono Richter e Cassirer. Per quanto riguarda la storia dell'arte, furono Aby Warburg ed i suoi collaboratori che, partendo da riflessioni più generali su un nuovo modo di fare storia dell'arte, misero a punto programmi di ricerca interdisciplinare che si ritrovano nell'organizzazione della Biblioteca - poi Istituto - Warburg.
L'influsso di queste riflessioni sulle attività universitarie fu interrotto appunto dall'avvento del Nazismo e dalla conseguente "fuga dei cervelli": Warburg e la sua biblioteca trovò rifugio con alcuni dei suoi collaboratori a Londra, Ernst Cassirer in Svezia e così via.

La specificità filosofica della Kulturphilosophie consiste nella revisione dell'autocomprensione abituale della filosofia. Mentre infatti si considera la filosofia quella scienza che va alla ricerca dei principi, dell'unità del sapere e delle sue ragioni ultime, la Kulturphilosophie mostra una disponibilità a reagire alla perdita storica dell'attendibilità. La Kulturphilosophie si sviluppa nel secondo decennio del Novecento in un'atmosfera in cui la coscienza intellettuale dichiarava la Krise des Geistes, per usare il titolo dell'articolo che Paul Valery pubblicò nel 1919 sulla rivista The Athenaeum. Crisi che coinvolgeva la cultura nel suo complesso e metteva in discussione la scala dei valori del modo di vivere e del modo di apportarsi alle scienze e ai modelli di razionalità rivolti ad un continuo progresso.
La Kulturphilosophie nasce nel riconoscere che sia la filosofia che la scienza sono chiamate a riesaminare totalmente la loro base teorica e la loro posizione nel mondo umano . L'esperienza della prima guerra mondiale segna il culmine catastrofale di uno sviluppo che era andato avanti lungo tutto il secolo e che la crisi scuote alle radici. La radicalità e la specificità della Kulturphilosophie va letta tenendo conto del contesto storico e va vista come una reazione intellettuale ad esso e una sfida alla filosofia tradizionale ed alla scienza.

Anche se certamente ci sono stati dei precursori - si pensi soprattutto all'opera di Jacob Burckhart - pure è Aby Warburg (1866-1926) il fondatore di quel ramo di ricerca culturale (kulturwissenschaftlicher Forschungszweig) che va sotto il nome di iconologia.
Iconografia ed iconologia sono due modi della ricerca in storia dell'arte. Entrambe si occuppano dell'opera d'arte nel suo contesto storico culturale. Ed anche se spesso nella prassi i due metodi si intrecciano, dal punto di vista teorico sono ben distinti l'uno dall'altro perchè a guidarli sono due diversi interessi cognitivi.

L'assunto da cui partì Warburg era che la comprensione delle allegorie del Rinascimento, frutto di programmi elaborati nella cerchia degli umanisti, è possibile solo dopo esser riusciti ad appropiarsi delle conoscenze culturali del periodo. La ricerca iconografica si limita però ad un lavoro di decifrazione, essa rinuncia all'analisi interpretatoria dell'opera figurativa. Accanto al significato "iconico" o anche "estetico" di un'opera figurativa, ne esiste però un altro, che appunto l'iconografia non risolve perchè non rientra nel suo campo di interesse, ed è il significato culturale e storico dell'opera d'arte.
Il tema, le persone rappresentate, la situazione scelta nell'ambito di un evento, così come la composizione, il materiale e le dimensioni scelte dall'artista hanno un significato culturale in quanto essi aiutano a dare espressione simbolica a determinati concetti culturali che possono essere di carattere religioso, politico, sociale, etico del periodo in cui l'opera è stata creata. Si tratta quindi di un'interpretazione culturale che di questa cultura investe tutti gli aspetti assurti ad espressione simbolica in un'opera o in un gruppo di opere.
Ed è da sottolineare che quello che a Warburg interessava non era tanto sviluppare un metodo dal punto di vista teorico, quanto quello che attraverso questo metodo era possibile ottenere. La scelta del punto di osservazione fatta da Warburg erano gli aspetti minori dell'opera perchè appunto in essi egli riteneva possibile capire meglio l'intreccio delle relazioni che intercorrono tra i diversi aspetti che fanno il tessuto culturale in cui un'opera si colloca. Warburg illustrò il suo metodo di indagine nel suo ormai leggendario intervento sugli affreschi di Palazzo Schifanoia al X congresso degli storici dell'arte di Roma nel 1912.

Agli interessi di carattere culturale di Warburg si è orientato Erwin Panofsky continuando il suo lavoro dando un'elaborazione teorica dell'iconologia. Nella sua elaborazione teorica però, Panofsky si riallaccia alla teoria del simbolo di Cassirer accentuando l'importanza che il simbolo aveva avuto nel lavoro scientifico di Aby Warburg. In questo modo nella memoria scientifica gli interessi di ricerca di Warburg sono stati conservati in forma riduttiva, l'interesse per il metodo prevale ed assume un peso che in realtà in quest'entità in Warburg non aveva mai avuto. Quello che a Warburg davvero interessava era la funzione della creazione figurativa nella vita della civiltà.
ll lavoro scientifico di Warburg, e dopo di lui di studiosi come Wind, Panofsky e Saxl, ha il merito di aver elaborato un concetto di cultura come entità unitaria, di cui facciano parte, accanto alle grandi opere d'arte della letteratura e delle arti figurative, accanto alla filosofia ed alla scienza, anche i cosiddetti 'fenomeni minori', come le superstizioni e le espressioni artistiche, siano esse figurative o scritturali, minori. Il suo concetto di "cultura" si opponeva ad ogni tentativo di fondare una storia autonoma dell'arte, e quindi della letteratura e di tutte le altre discipline della GW. Da questa sua concezione unitaria della cultura, derivava, e deriva, il rifiuto di una storia dell'arte estetizzante, a favore di una storia dell'arte partecipe della Kulturwissenschaft.

In seguito questi primi passi fatti in direzione di una ideazione della KW trovarono continuità inizialmente soprattutto nell'attività scientifica della storia dell'arte, mentre la ricerca delle scienze letterarie si orientava piuttosto alle teorie di Norbert Elias, ai concetti antropologici di Arnold Gehlen e Helmuth Plessner, agli studi di sociologia della letteratura di Pierre Bourdieus, alla ricerca semiotica di Umberto Eco o alle ricerche di Michel Foucault. Questo metodo di ricerca all'interno della storia dell'arte recepì negli anni '70 il lavoro del Centre for Contemporary Cultural Studies e fu utilizzato soprattutto dal gruppo degli storici dell'arte legato all'Ulmer Verein che nel 1980 tenne un convegno a Tubinga dal tema: "Von der Kunstgeschichte zur Kulturwissenschaft" .
L'influsso esercitato dagli sviluppi teorici avutisi nell'ambito delle ricerche delle scienze storiche e dell'etnologia, la scuola degli "Annales" di Marc Bloch e Lucien Febvre per la prima generazione, e per la seconda di studiosi come Pilippe Ariès, Jacques Le Goff, George Duby e Alain Corbin, ha contribuito al formarsi di una tradizione di ricerca che ha dato l'avvio a studi con prospettive geografico culturali, a studi sui fenomeni e le pratiche culturali della quotidinità, a studi storici che collegano la ricerca storica a problematiche politiche attuali. Da questa tradizione, e dalla tradizione della scuola di Warburg (raccolta oggi principalmente da studiosi come Francis Askell e Martin Warnke), ha origine quel coinvolgimento delle fonti sociali, politiche ed istituzionali per la ricerca letteraria o storico artistica, ma soprattutto della "produzione minore" una ricerca che non tenga più conto, quindi, della qualità estetica autonoma dell'opera.


Abbiamo detto che una delle caratteristiche del dibattito sulla Kulturwissenschaft oggi in Germania è quella della coscienza di una crisi delle Geisteswissenschaft tradizionali, e quindi della domanda su quale debba - e possa - essere il ruolo della Geisteswissenschaft oggi.

Come fonte per il breve cenno di ricostruzione storica della crisi delle Geisteswissenschaft (A) mi sono servita soprattutto del Memorandum di Costanza (Kostanz Denkschrift). Per un'informazione sulla pratica di insegnamento all'interno delle Università (B) espongo le proposte dei nuovi curricula all'interno della Romanistica, essendo questo il mio campo di insegnamento attuale. Al convegno dei romanisti tedeschi svoltosi a Jena dal 28.9. al 2.10. 1997, era stato organizzato un gruppo di lavoro "Neue Studiengänge in der Romanistik: Auswege aus der Krise?" (Nuovi curricola universitari della Romanistica: una via d'uscita dalla crisi?), le "vie d'uscita praticate" presentate alla fine dei lavori da un gruppo di professori, provenienti da università dell'Est e dell'Ovest della Germania, proponevano una ristrutturazione dello studio della Romanistica in direzione di una Kulturwissenschaft. Ripropongo qui alcune di queste "vie d'uscita", in modo più particolareggiato il nuovo corso di studio creato presso l'Università di Frankfurt an der Oder nel 1993. In questa Università nata ex-novo, ed i cui fondatori si sono ispirati esplicitamente alle proposte del Memorandum di Costanza, è possibile diplomarsi in Kulturwissenschaft.
Per un'illustrazione della pratica attuale della Kulturwissenschaft al di fuori dell'insegnamento universitario (C) propongo il lavoro del Kulturwissenschaftliches Institut Essen fondato ad Essen (Land Renania del Nord-Westfalia) nel 1988.


A) La posizione marginale che oggi tocca alle GW trova la sua espressione maggiore nel discorso sulle "due culture" . Per due culture si intendono da un lato le scienze naturali, dall'altro quelle dello spirito. Che siano le scienze naturali ad avere il futuro nel sangue, mentre in quello dello spirito scorre solo il passato è la conclusione a cui arriva Charles P. Snow nel 1959.

Gli autori del Memorandum di Costanza parlano del rischio della formazione di un "mito delle due culture", mito che si creerebbe là dove alla cosienza scientifica non dovesse riuscire una mediazione tra le due parti di quella che oggi è una cultura dimezzata. Le due metà formano ognuna per se stessa un mondo: il mondo obiettivo delle scienze naturali e quello letterario delle GW. Riunire questi due mondi non significa che chi si occupa di scienza naturale debba leggere Shakespare, nè che un letterato debba leggere il secondo capitolo della teoria della termodinamica, ma significa piuttosto riuscire a dar vita ad una diversa formazione, che metta uno studioso di scienze in grado di muoversi nel mondo di Shakespeare, ed uno di materie umanistiche in quello della fisica.
Significa, soprattutto, non voler rinunciare a priori ad una prospettiva del genere. La formazione del mito delle due culture non significherebbe altro che un'incapacità da parte della coscienza scientifica di mediare tra queste due sfere, non sarebbe altro che una scappattoia poco elegante per poter non dover mediare tra queste due sfere.

Con l'identificazione ad opera di Rickert e Windelband delle scienze naturali con le scienze nomotetiche, e delle scienze culturali o dello spirito con quelle idiografiche, l'idea delle "scienze dello spirito" viene ridotta all'idea di una formazione a carattere storico. Prende forma così il concetto di due culture dando di fatto l'avvio ad un processo di depotenzializzazione storica delle "scienze dello spirito" .
Con Hegel il mito delle due culture guadagna terreno. Da questo pensiero dualistico ne consegue il contrasto capire / spiegare, da cui nasce la ricerca di una teoria della conoscenza autonoma per la Geisteswissenscaft ad opera di Dilthey (1883) . Il dualismo sostituisce già l'idea di un ordinamento delle scienze ispirato all'unità della razionalità scientifica e filosofica.
Si sviluppano due paradigmi scientifici della razionalità, quello della moderna fisica, e quello del sapere umanistico. Da qui alla differenziazione idealistica tra Naturwissenschaft e Geisteswissenschaft non manca più molto. E sarà infatti l'idealismo tedesco, con la sua idea di una scienza dello spirito, a dare a questo sviluppo la sua tipica rigidità.

L'origine idealistica della GW in Germania continua ad influenzare l'immagine teorica che queste scienze hanno di sè. Quest'influenza è palese nella terminologia stessa: "Geisteswissenschaft".
Tuttora, nella teoria della compensazione di Marquard si sente pulsare l'idealismo. Marquard, che segue la teoria del suo maestro l'hegeliano Joachim Ritter sull'assenza della storia nel mondo moderno, sostiene che le Geisteswissenschaften compensano i danni causati dalla modernizzazione, cioè procurati dalla velocità delle innovazioni apportate dalle scienze moderne e dalla tecnologia: "Le Geisteswissenschaften aiutano le tradizioni, permettendo all'uomo così di sopportare la modernizzazione" . La tesi secondo cui "più il mondo diventa moderno, meno diventa possibile rinunciare alle Geisteswissenschaften" attira e compiace molti studiosi di queste materie.

Il dualismo scientifico che aveva accompagnato la storia della Naturwissenschaft e della Geisteswissenschaft riceve qui un nuovo giudizio. Quello che in Snow era una constatazione accompagnata dal rammarico, viene accettato in modo affermativo da Marquard. Allo stesso tempo le Geisteswissenschaften vengono confermate nel loro conservatorismo: esse possono rimanere così come sono.
La difesa delle Geisteswissenschaften da parte dei sostenitori della Kompensationstheorie punta con questo teorema a rendere normativa l'immagine tradizionale di queste materie. Questo tentativo propone un programma rivolto all'indietro: innovativo è solo il mondo della scienza naturale e della tecnica, non quello culturale della Geisteswissenschaft il cui ruolo si riduce ad una funzione compensatoria .
Le Geisteswissenschaften corrono così il rischio di diventare delle scienze della distrazione (Entspannungswissenschaften), e di far parte di un'attività culturale che non contribuisca più a risolvere i problemi, ma che anzi da questi distragga. Corrono inoltre il rischio di diventare delle "scienze dell'accettazione" (Akzeptanzwissenschaften): aiutando l'umanità a sopportare la modernizzazione ne promuovono l'accettazione acritica. Le Geisteswissenschaften, dal punto di vista concettuale, non sono mai state più lontane dall'idea dell'illuminismo. Con la teoria della compensazione non si cerca più di superare il mito delle due culture, e quindi di rendere partecipi le Geisteswissenschaften alla costruzione di una raziocinio illuminato ed orientato al futuro.
Si tratta qui di due concetti diversi di cultura. Quello che sta alla base della Kompensationstheorie è un concetto di cultura non unitario, ma di un sistema di culture. Ma se si intendono le Geisteswissenschaften come il "luogo" dove la società moderna viene a conoscenza di se stessa in modo scientifico, allora è indicato un altro concetto di cultura, quello di una cultura come essenza stessa di tutte le forme del lavoro e della vita umana, compreso lo sviluppo scientifico. Le Geisteswissenschaften non si devono rapportare, ricercando, analizzando e descrivendo, solo ad una parte del sistema culturale, la loro ottica può e deve investire il tutto culturale, la forma culturale del mondo nel suo insieme .
Accanto al compito certamente leggittimo di richiamare alla mente ciò che è stato, le Geisteswissenschaften devono assumersi il compito della riflessione critica su ciò che è, su ciò che sarà e su ciò che ha da essere. Proprio in un'attività di riflessione e di previsione gli autori del Memorandum vedono oggi la vera forza di una Geisteswissenschaft rinnovata nel senso di una Kulturwissenschaft.

B) Già in apertura ho fatto accenno alla presenza eterogenea oggi della Kulturwissenschaft presso le università tedesche . Per quanto ne sappia il simposio tenutosi a Berlino nel 1997 rappresenta l'unico tentativo fatto fin ora di riassumere la situazione curriculare della Kulturwissenschaft. Per ulteriori e più precise informazioni, sia teoriche che metodologiche, bisognerà aspettare i risultati del progetto di lavoro "Evaluation Kulturwissenschaft" .
L'eterogeneità della formazione e dell'orientamento teorico dei corsi di studio della Kulturwissenschaft è deducibile sia dall'esame delle dichiarazioni teoriche dei diversi istituti, che dello spazio dato sia ai corsi di studio che ai progetti di ricerca. Ci si muove in uno spettro che va dall'orientamento all'interno della ricerca post laurea e post dottorale, a quello, suggerito da strategie occupazionali, dei nuovi corsi di laurea. Il Workshop di Berlino constata che "il rapporto tra una Kulturwissenschaft come strategia di ricerca che all'interno delle già esistenti discipline svolga il ruolo di abbattere i confini, ed una Kulturwissenschaft come programma di formazione che orienti i curricula ai cambiamenti del mercato del lavoro per gli accademici è rimasto durante il convegno problematico" .
Le possibili opzioni per una pratica della Kulturwissenschaft sono state riassunte nel modo seguente:

1. Una Kulturwissenschaft dal profilo consapevole di "scienza secondaria" situata tra le diverse discipline, che raggiunga una sua funzione stabile come moderatrice tra le discipline universitarie a lei limitrofe e come specialista per il compimento del transfer interdisciplinare.

2. Una Kulturwissenschaft il cui grado di istutuzionalizzazione come materia a se stante venga mantenuto il più basso possibile. I corsi di formazione legati all'immagine lavorativa devono rimanere compito delle Fachochschule. Infatti le innovazioni più produttive sono sempre nate all'interno delle discipline già esistenti; alleanze, come ad esempio quelle della Kulturwissenschaft empirica con la storia dell'arte, offrono prospettive di ricerca più valide della fondazione di filiali di discipline classiche, non esenti dal sospetto di dilettantismo.

3. Una Kulturwissenschaft che nasca come disciplina. Essa dovrebbe non solo incorporare in sè le scienze che si occuppano di analisi testuali e di analisi delle immagini, ma sviluppare contemporaneamente un paradigma teorico e metodologico plausibile. Questo proposito può essere perseguito solo approfondendo e sviluppando il suo aspetto scientifico.


Nell'ambito della Romanistica la problematica dell'insegnamento della Kulturwissenschaft è particolarmente sentita per la natura stessa della disciplina che implica nello studio delle lingue straniere anche lo studio della "cultura" del paese preso in considerazione. La materia che si occupa all'interno delle facoltà di Romanistica di fornire un'informazione sulla "cultura" del paese in tedesco si chiama Landeskunde, volendo tentarne una traduzione sarebbe "conoscenza del paese". Dall'inizio degli anni Novanta nella Romanistica si ricorre alla Kulturwissenschaft per cercare di superare la Landeskunde. Le ragioni di ciò sono diverse: la prima risiede nel carattere stesso dell'insegnamento tradizionale delle filologie romanze le cui due colonne portanti - la linguistica e la letteratura - non permettono di cogliere tutti quegli aspetti che riguardano il quotidiano, la storia, le espressioni artistiche, i media, la politica, la filosofia, la religione, l'economia. Dunque c'è bisogno di una terza colonna, e questa deve essere per quel che riguarda la scientificità all'altezza delle altre due, dunque le scienze culturali. D'altra parte le filologie trovano sempre meno spazio nel mondo del lavoro, compreso quello della scuola. Dare agli studenti una preparazione in scienze culturali significa fornirli di un profilo lavorativo ampliato. Una sezione del convegno dei romanisti tedeschi svoltosi a Jena nel 1997 aveva come tema i nuovi curricula che hanno riformato lo studio delle filologie romanze nel senso sopra accennato. La sezione aveva il titolo significativo: "Neue Studiengänge in der Romanistik: Auswege aus der Krise?" (Nuovi corsi di studio nella romanistica: una via d'uscita dalla crisi?). Il superamento della Landeskunde consisterebbe nella concettualizzazione dell'interculturalità. Il considerare le culture non più come dei fenomeni a sè stanti, ma come una rete di rapporti che si estende da un paese all'altro, e non solo all'interno dell'Europa, rappresenta sicuramente un passo avanti rispetto a quello che era e spesso è l'insegnamento della Landeskunde.

L'Università di Saarbrücken è una di quelle università che ha cercato di dare un nuovo impulso alla facoltà di Romanistica riformandone il corso di laurea in direzione della Kulturwissenschaft. Il nuovo corso di laurea - lo studio termina con un Magister e apre quindi la possibilità ad un dottorato di ricerca -, ha preso avvio nel 1994 ed è stato chiamato "Studi culturali francesi e comunicazione interculturale" (Französische Kulturwissenschaft und Interkulturelle Kommunikation). Le componenti di questo nuovo corso di laurea si ritrovano tutte nel titolo datosi: la comunicazione interculturale ha il suo punto chiave nei rapporti tra Francia e Germania. Mettere l'accento sul francese, richiamandosi così alla particolarità geografica e storica dei rapporti dati tra queste due nazioni nella città alsaziana, significa favorire l'aspetto "pratico" di uno studio che non vuole più essere avulso dalla realtà, ma che vuole fornire gli strumenti per un inserimento dei laureati su un terreno di lavoro specifico.
Per le ragioni qui sopra accennate la scelta per la combinazione delle due materie secondarie viene consigliata tra le facoltà di "Scienze dell'informazione", "Giurisprudenza" e/o "Economia aziendale". Sono inoltre obligatori lo svolgimento di Praktika, brevi periodi di lavoro nei diversi campi d'occupazione a cui è possibile accedere con una laurea del genere.

L'esempio più completo di una riforma dello studio in questo senso è dato dall'esperieza della facoltà di Kulturwissenschaften presso l'Europa-Universität Viadrina di Francoforte sull'Oder su cui vorrei soffermarmi più a lungo.
Il progetto di offrire un corso di laurea in KWn è legato infatti strettamente alla concezione più generale di questa nuova università. Fondata nel settembre del 1991 - i corsi hanno preso avvio nel semestre invernale 1993-94 - nella cittadina sul confine polacco di Francoforte sull'Oder, essa si è data il nome di Europa-Universität Viadrina. Essa è nata con l'intenzione dichiarata di voler contribuire al superamento dei confini, sia geografici che scientifici.
Già il nome "Europa" è programmatico: per i fondatori della nuova Università l'unificazione europea non significa solo l'apertura di nuovi mercati, essi vogliono un'effettiva europeizzazione, anche nell'insegnamento e nella ricerca universitaria; "Viadrina" (Viadrinus è il nome latino del fiume Oder) sta a simboleggiare il legame con la tradizione di studio pluricentenaria della cittadina, che non vuole essere dimenticata.
Inoltre Viadrina vuole essere un'università di collegamento tra l'Est e l'Ovest, interesse che si manifesta nello spazio riservato ai paesi dell'Est e particolarmente alla Polonia. È stato a questo scopo fondato, in collaborazione con lo stato polacco, un Collegium Polonicum che si è dato il compito di realizzare legami scientifici con la Polonia.
L'Università Viadrina è nata non solo come Università internazionale ma anche interdisciplinare. Essa vuole mettere in atto quella riforma delle Geisteswissenschaften e delle Scienze Sociali che le rende Scienze Culturali, dell'azione e della formazione (Kultur-, Handlungs- und Gestaltungswissenschaften). Si legge chiaramente l'influenza teorica del memorandum di Costanza.
L'insegnamento e la ricerca interdisciplinare nelle tre facoltà, Giurisprudenza, Scienze Economiche e Scienze Culturali, che costituiscono l'Università Viadrina, vogliono permettere la comprensione e la formazione di sistemi giuridici e di ordini economici in trasformazione ed in avvicinamento. Le tre facoltà lavorano mano nella mano su problematiche che riguardano la vecchia e la nuova Europa.
I corsi di laurea sono intrecciati a diversi livelli tra di loro. Sia nell'insegnamento che nella ricerca docenti e professori delle diverse facoltà tengono insieme corsi e seminari, progetti e istituti di ricerca vengono guidati comunemente dai professori delle tre discipline.
Il corso di studi in Kulturwissenschaft alla Viadrina, attraverso l'unificazione dello studio delle Geisteswissenschaften e delle Scienze Sociali propone una nuova analisi comparata della cultura. Allo stesso tempo la facoltà di Kulturwissenschaft ha il compito di rendere accessibile agli studenti delle altre due facoltà (Giurisprudenza ed Economia) la comprensione del contesto culturale che implica i sistemi giuridici ed economici. L'importanza data all'apprendimento delle lingue straniere diventa in questa impostazione dello studio più che logica.
Il corso di studio, che termina con un diploma, prevede otto semestri di studio più un semestre per la preparazione del diploma e degli esami.

I principi di formazione sono i seguenti:

- dare nell'insegnamento una visuale della rete dei rapporti esistenti tra scienze culturali, scienze giuridiche e scienze economiche al fine di aprire nuovi campi di ricerca.

- esercitazione delle strategie cognitive: selezione dei problemi, strutture di pensiero, sistemi di trasformazione.

- l'ampliamento delle possibilità a nuovi campi di lavoro attraverso il conseguimento di qualificazioni centrali, cioè un sapere strutturato e tecniche di organizzazione.

Nel prospetto illustrativo del corso di studi la facoltà dichiara che, in un'atmosfera di generale sfaldamento dei vecchi profili professionali, essa intende dare agli studenti una preparazione solida in Kulturwissenschaft. Una formazione che permetta loro di potersi orientare in diversi campi professionali, che dia agli assolventi la capacità intellettuale di rispondere a diverse esigenze lavorative, quindi una maggiore flessibilità intellettuale.
Il corso di studio prevede cinque materie: filosofia della cultura, analisi sociale comparata, storia della cultura, letteratura comparata e linguistica.

Durante il primo ciclo (Grundstudium) gli studenti devono aver acquisito conoscenze approfondite in due discipline, e conoscenze di base in giurisprudenza o in scienze economiche. Durante il secondo ciclo (Hauptstudium) le diverse discipline si intrecciano tra di loro formando delle aree tematiche più complesse, le tematiche attuali sono: Modernità/Contromodernità; Città/Regione/Cultura; Retorica/Legge/Istituzioni; Identitá/Estraneità; Studi interculturali francesi; Sapere e scienza; Differenze dei sessi (Genter Studies). Lo studente sceglie una tematica che deve comunque essere messa in relazione con aspetti delle altre discipline.

Gli studenti devono saper correntemente due lingue straniere ed essere in grado di leggerne una terza, a questo scopo l'università mette a loro disposizione un laboratorio linguistico. Sono previsti inoltre due stages obligatori da assolvere uno in patria ed uno all'estero. Agli studenti è consigliato, e finanziariamente permesso attraverso borse di studio, di studiare almeno un semestre all'estero.
Dopo il conseguimento del diploma è possibile assolvere uno corso di specializzazione. per il momento sono due le specializzazioni offerte: Master of European Studies ed il Master of Comparative Central European Studies - Studi comparati Mittlereuropei. Il primo corso si assolve presso la Viadrina, il secondo presso il Collegium Polonicum.
Non è ancora possibile dire nulla sul successo lavorativo di un tale corso di studio. I primi ad entrare con questo diploma nel mondo del lavoro ci saranno solo nel semestre invernale 1998/99.

C) Il Kulturwissenschaftliches Institut di Essen (KWI) è stato fondato nell'autunno del 1988 dal governo del Land Renania Nord-Westfalia allo scopo di studiare quei problemi che si pongono ad una società e cultura determinate dalla scienza, la tecnica e la produzione industriale.

L'istituto non è universitario, esso fa parte del Wissenschaftliches Zentrum Renania del Nord-Westfalia di cui oltre all'istituto di Scienze Culturali fanno parte altri due istituti di ricerca: l'Istituto per Clima, Ambiente e Energia, e l'Istituto del Lavoro e della Tecnica.
A differenza degli altri due istituti del centro che lavorano ad un programma di ricerca prestabilito con una equipe fissa di studiosi, il Kulturwissenschaftliches Institut ha scelto come modello di lavoro quello di un "Institute for Advanced Study". Qui vengono organizzati, per un determinato periodo di tempo, dei gruppi di studio a cui prendono parte diversi studiosi che danno vita a dei progetti innovativi di ricerca su diverse problematiche.
I gruppi di studio sono interdisciplinari e fanno ricerca basilare nell'ambito delle Kulturwissenschaften. I temi di tale ricerca si ispirano ad i problemi attuali di orientamento delle società moderne in connessione internazionali ed interculturali.

Nei primi anni si è lavorato a problematiche come "Memoria", "Storia della cultura e natura", "Le immagini della propaganda politica del XX secolo", "Topografia dei sessi" e "Democrazia - Pubblico - Mass Media". Progetti ancora in corso sono "Teoria politica della cultura di massa", "Europa" e "Concetti dell'interpretazione come sistema di orientamento".

I gruppi di lavoro sono il nucleo centrale della ricerca scientifico culturale dell'istituto. Essi vengono creati secondo un procedimento fisso e regolarmente sottoposti a valutazione, sono costituiti da un minimo di quattro ad un massimo di otto Fellows, il responsabile del gruppo è lo studioso che ha elaborato il progetto di ricerca.

Il KWI con la sua organizzazione internazionale ed interdisciplinare di ricerca di base delle scienze culturali offre la possibilità a studiosi di dichiarato valore scientifico di dedicarsi completamente ad un tema di ricerca attuale, liberi dei soliti doveri della vita accademica. Il KWI offre contemporaneamente l'occasione di una collaborazione tra esperti di diverse discipline, rendendo possibile una cooperazione che allarga ed arricchisce la prospettiva del proprio tema di ricerca, la sua impostazione teorica ed il suo svolgimento.

In questo modo vengono resi possibili lavori di ricerca che per ragioni pratiche non possono venir realizzati all'interno dell'Università. Esiste comunque una collaborazione tra il KWI e le Università della zona, il KWI è anche un luogo in cui gli studiosi impegnati in progetti simili nell'ambito universitario possono trovare un momento di confronto e collaborazione.

I risultati di tali ricerche confluiscono ed esercitano la loro influenza nel più generale discorso scientifico. Il KWI rende pubblici i risultati della sua attività: i gruppi di studio organizzano Workshops e conferenze durante i quali singoli aspetti della ricerca in corso vengono discussi con esperti della materia esterni all'istituto; il KWI organizza convegni, tavole rotonde e dibattiti aperti al pubblico. Durante queste manifestazioni viene resa pubblica la rilevanza polica e sociale dei temi delle ricerche, sottoponendola al giudizio critico del pubblico.

La Kulturwissenschaft non può dare nessuna direttiva vincolante di azione. Essa però produce una conoscenza delle forze culturali, delle condizioni e delle conseguenze della vita umana nell'ambito dell'economia, della società, della politica e dell'ambiente naturale senza cui un orientamento responsabile, saturo d'esperienza e carico di prospettive, nell'ambito di questi rapporti stessi, non sarebbe possibile.

Il KWI è stato promosso dal governo socialdemocratico del Land Nordrhein - Westfalen che ha voluto così incoraggiare le Geisteswissenschaften a partecipare in modo più attivo alla formazione del futuro del paese. Un ulteriore aiuto è venuto otto anni dopo con il finanziamento di una sede definitiva per il centro.





BIBLIOGRAFIA


Harmut Böhme / Klaus R. Scherpe a cura di, Literatur und Kulturwissenschaften. Positionen, Theorien, Modelle.Rowohlt Taschenbuch Verlag, Hamburg 1996.

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Wissenschaftszentrum Nordrhein-Westfalen, Jahrbuch 1997/98 des Kulturwissenschaftlichen Institut.
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