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Mente e corpo


Il "problema mente-corpo" emerge nella filosofia moderna con Cartesio: se la mente e il corpo di una persona sono due sostanze distinte, allora occorre spiegare come possano interagire. Già nell'antichità, tuttavia, i filosofi greci si erano occupati della relazione tra l'anima e il corpo. Psyché, termine tradotto dai Romani con anima, ha vari significati in greco, ma il significato filosoficamente rilevante, già presente in Omero, è quello di "soffio vitale".

Cartesio, nel XVII secolo difende, al pari di Galileo, una concezione puramente meccanicistica della fisica. Secondo Cartesio, la vita è un semplice processo meccanico: gli animali sono delle macchine inconsapevoli di sé. Anche il corpo umano è un meccanismo, ma esso è guidato da un intelletto e da una volontà libera, che Cartesio chiama mens: pensiero, ossia coscienza.

L'identificazione cartesiana della mente con la coscienza ha conosciuto un'enorme fortuna; e anche nel corso del Novecento molti filosofi, pur anticartesiani, hanno continuato ad accettare implicitamente questa identificazione.

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