Le
incisioni di Vespignani su testi leopardiani
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Canto notturno di un pastore errante dell'asia.1 L’unica incisione ha il suo riferimento esplicito al verso 39: Nasce
l’uomo a fatica,
È ancora il tema del destino, del perenne andare, come quello della luna e del pastore. Il giorno della nascita è funesto e non c’è risposta al proprio vagare: Ma
perchè dare al sole, Dice De Micheli: "L’immagine di Vespignani, in questa incisione, è cruda, di una impietosa pietà [...] vi si legge veramente il rischio della nascita e soprattutto la pena e il tormento del primo impatto vitale col mondo, la difficoltà del primo respiro, l’agitazione d’essere entrati in un’altra realtà ignota, gettati senza sapere in una dimensione diversa". 2 Qui si coglie, si ‘palpa’ direttamente la diversità sostanziale tra la necessità discorsiva, ‘discreta’ (non-densa), della sintassi poetica e la ‘densità’ visiva di quella pittorica. La composizione ha l’andamento lievemente diagonale dall’alto verso il basso, che vuol coglierere la "serialità" dell’essere-gettati nel mondo, in uno spazio che non è già costituito, che non è un ‘dato’ in cui collocare le figure, ma che si costituisce, a partire dalla situazione psicologica di chi nasce, che si crea nella stessa "caduta", nel sentiero oscuro di questa e che si conclude forse in un’allusione ad una giacenza, ad un letto del parto, e ad una "organicità" del contorno: uno spazio legato al carattere sinistro della luce, che viene direttamente, centralmente, dal "di qua" del mondo. Una composizione, dunque, che, tutta, sottolinea il dato espressivo, che si cala nell’intimo del dramma soggettivo, nella dinamica dell’"attualità" psicologica, colta e insieme fermata nel gesto inteso come introspezione. 1
Canti,, XXIII, pp. 84 e 967. Recanati, 1829-1830.
Canzone libera, con rima in -ale alla fine di ogni stanza. |
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